Vi ricordate quel 18 aprile

Vi ricordate quel diciotto aprile
d’aver votato democristiani
Senza pensare all’indomani
a rovinare la gioventù

Lanfranco Bellotti

Sono passati 78 anni dai fatti narrati nella canzone di Lanfranco Bellotti, e un 18 aprile diversamente oscuro è alle porte. Il giorno in cui per la prima volta le sirene della remigrazione vorrebbero risuonare a Milano, dopo che lo scorso maggio l’omonimo summit fu respinto fuori le mura dalla mobilitazione antifascista. Un 18 aprile in cui lo spettro della deportazione e della razzializzazione aleggia sulla città, forte del protagonismo della Lega nel gruppo europeo dei patrioti, che raggruppa il Rassemblement National, la Fides Hungarian Alliance di Orban (che nel frattempo si è preso una discreta batosta elettorale), Vox, un’altra decina di sigle, e con cui lo stesso Likud è apparentato. Un appuntamento preceduto lo scorso 11 aprile da un presidio congiunto di fronte al Cenacolo vinciano di sigle neofasciste solitamente litigiosette (CasaPound, Rete dei patrioti, Veneto Fronte Skinheads e Brescia ai bresciani) riunite nell’inquietante cartello Comitato per la Remigrazione e la Riconquista.

Il sindaco ha interessato questura e prefettura, che sostengono non ci sia assolutamente nulla di opinabile in una piazza dei Patrioti europei in Piazza Duomo anticipata da un presidio esplicitamente neofascista, la sinistra lamenta l’oltraggio simbolico al 25 Aprile senza mettere in campo un briciolo di manifestazione di aperta opposizione alle suprematista di chi favoleggia scenari di islamizzazione e sostituzione etnica. Se questo retroterra è malcelato nello slogan per la protezione dei nostri valori e della cultura occidentale a esplicitarlo è il capogruppo del carroccio in regione Lombardia che chiarisce senza giri di parole ho personalmente voluto introdurre il concetto di remigrazione: serve un piano strutturato per rimpatriare clandestini, delinquenti e chi non vuole integrarsi. All’Europa delle nazioni e delle espulsioni risponderanno gli spazi sociali della città di Milano, i movimenti e le soggettività indisponibili al silenzio, che hanno già convocato un controconvegno venerdì 17 in Università degli studi di Milano alle ore 16.30 e due piazze con concentramente alle ore 14 rispettivamente in Largo Cairoli (in aggiornamento!) e Piazza del Tricolore. A fortificare l’accerchiamento simbolico ci sarà un presidio ludico e “bambinabile” dal titolo SPECCHIO RIFLESSO sempre sabato pomeriggio alle ore 14.30 in Piazza Santo Stefano con giochi e letture per i più piccoli in compagnia di tante libraie, bibliotecari, famiglie.

E rispondono le fonti. Oggi segnalo la sempre interessante newsletter S’è destra, di Valerio Renzi (in particolare il numero dedicato all’emersione del concetto di Remigrazione), e la presentazione del volume in uscita per i tipi di Momo edizioni Antifascismo illegale che si terrà lo stesso 18 aprile alle ore 18.30 presso la libreria indipendente Les Mots di Milano, con un focus su Antifa ban e nuovi dispositivi di cattura internazionali.

Se ti stai domandando in che modo questo contributo interroga la comunità bibliotecaria è presto detto. Il Codice etico IFLA per le bibliotecarie e le altre lavoratrici nel settore dell’informazione recita che questo mestiere si basa essenzialmente su un’attività etica e che da ciò deriva che le bibliotecarie hanno di principio responsabilità sociale. E prosegue precisando che le bibliotecarie si attivano affinché siano accessibili identici servizi per tutti – a prescindere da età, nazionalità, convinzioni politiche, abilità fisica o mentale, identità sessuale, appartenenza culturale, formazione, guadagno, stato di immigrato o richiedente asilo, stato di famiglia, origine, appartenenza etnica, religione o orientamento sessuale […] le bibliotecarie e le altre lavoratrici nel settore dell’informazione hanno rispetto delle minoranze. Anche l’ultima versione del Manifesto IFLA delle biblioteche pubbliche (2022) è piuttosto chiaro in proposito: i servizi della biblioteca pubblica sono erogati sulla base delle pari opportunità di accesso per tutti, indipendentemente dall’età, dall’etnia, dal genere, dalla religione, dalla nazionalità, dalla lingua, dallo status sociale e da qualsiasi altra caratteristica. Parla di costruzione di società più eque, umane e sostenibili e di promuovere il dialogo interculturale e favorire la diversità culturale.

Non sono tavole della legge né carta costituente, semplicemente il miglior compromesso che (attualmente) la Federazione internazionale delle associazioni e istituzioni bibliotecarie ha saputo mettere in campo ad oggi, interpellando i suoi membri in 155 paesi. Un compromesso che parla dell’importanza di contribuire, anche nella professione di ogni giorno, alla costruzione di società aperte, accoglienti, inclusive. Forzato? Insufficiente? Io credo adeguato a indagare la coscienza di ciascun*, e visualizzare le conseguenze dell’ignavia di cui parla il titolo dell’articolo.


Vi ricordate quel 18 aprile di 78 anni fa?

Non sono passati che una manciata di mesi dall’approvazione della Costituzione, che tra un Piano Marshall, una benedizione e un golpe in Cecoslovacchia, la prima tornata elettorale della storia Repubblicana consegna il Paese alla DC. Sancita la sconfitta del Fronte popolare, e coperte le ingerenze della CIA nell’intera partita, l’Italia si proietta nel blocco occidentale a trazione USA, con gli scelbiatti a sedare i movimenti tellurici che attraversano lo stivale. Il testo del contadino comunista Bellotti, rimaneggiato nel tempo, è stato reso celebre da, Giovanna Daffini, Giovanna Marini, Dario Fo. La versione che personalmente preferisco è quella dei controversi Disciplinatha, della scuderia del Consorzio Produttori Indipendenti.

Quel testo non parla al presente di sconfitti e vincitori ma di responsabilità sociale, di scelte e di silenzi, di interesse personale o collettivo, di padroni a casa nostra o di vita senza padroni, di schiacciamento sul vantaggio presente o di presa di parola e iniziativa per un futuro desiderabile.


Foto di copertina da The battleground


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