Report annuale della direzione cultura del Comune di Milano

Il primo Annual report 2025 della direzione cultura del Comune di Milano è stato pubblicato  nel giugno di quest’anno. Il documento è articolato in quattro capitoli (risorse, hardware culturale, software culturale e soft power culturale) precedeuti da un sintetico quadro introduttivo.

Dall’introduzione di parte politica dell’assessore Tommaso Sacchi (nella rosa degli aspiranti alla carica di primo cittadino) apprendiamo un obiettivo non muscolare: restituire in modo chiaro e leggibile il valore pubblico del lavoro culturale. Non solo attraverso i numeri — pure importanti — ma raccontando la complessità di ciò che accade ogni giorno dentro e fuori le istituzioni culturali della città. E prosegue: La cultura, per Milano, è una leva di equità: significa accesso ai diritti culturali, opportunità per le giovani generazioni, occasioni di incontro tra differenze, strumenti per abitare in modo consapevole lo spazio pubblico. Dall’introduzione di parte amministrativa del direttore Domenico Piraina otteniamo un quadro di riferimento dimensionale (910 persone) e l’accento su complessità dell’infrastruttura culturale in una fase di repentino cambiamento.

Attraverso cento pagine agili e sintetiche, ricche di dati, numeri e immagini, il documento offre una panoramica su musei, spazi espositivi, biblioteche, teatri, archivi, oltre che progetti e iniziative a cura della Direzione Cultura. Non si tratta naturalmente di un bilancio esaustivo, ma di una selezione mirata degli indicatori e dei dati che raccontano gli aspetti più significativi – quelli inattesi o nascosti, quelli imprescindibili, quelli di maggiore impatto – dell’anno 2025. 

Presentazione del Report

Il Report vuol mettere in luce risultati, risultati, processi, relazioni e impatti spesso invisibili o poco conosciuti dando protagonismo ai dati. Per hardware si intende l’infrastruttura sottesa all’offerta, per software il palinsesto di mostre, spettacoli, attività didattiche, e le tante week tematiche. La combinazione alchemica di personale, spesa, hardware e software genera impatto e capacità attrattiva che a più riprese è definita autorevolezza.

Oltre a indicatori più di contesto, come il numero di turisti o quello delle richieste di autorizzazione per girare film in città, in questa sezione troviamo indicatori che misurano i visitatori di mostre e musei civici, il volume dei prestiti e delle collaborazioni internazionali, la quantità di sponsorizzazioni ricevute e di contributi provenienti dall’Europa o dallo Stato,
nonché investimenti in comunicazione: tutti valori in crescita rispetto al 2024. Non è esattamente così, basti scegliere il numero di visite alle mostre di Palazzo Reale in (malcelato) calo verticale del 45% rispetto allo scorso anno, ma non è questo il punto. Milano investe tanto e sempre più sulla produzione culturale e su (alcune) infrastrutture.

alcune piccole varianti nei dati dimostrano come la partecipazione del pubblico ai progetti espositivi sia influenzata da una pluralità di fattori che vanno oltre la qualità artistica e scientifica delle singole proposte: l’interesse del pubblico, infatti, varia sensibilmente in relazione agli artisti presentati, ai periodi storici indagati, alla capacità attrattiva dei temi proposti e anche alla stagionalità o al periodo di allestimento delle esposizioni

Le parole con cui si commenta il quasi dimezzamento delle visite a Palazzo Reale sul 2024

I 910 dipendenti in carico alla Direzione (organizzati in 5 unità e 7 aree) sono il 6,7% dei 13.596 in servizio in comune. Il totale segna +25 sul 2024, ma comunque -68 sul 2019. Qua e là c’è della confusione: le 22 nuove assunzioni nella pagina successiva sono 24, mentre le 381 persone in servizio alle biblioteche diventano nel grafico a torta inspiegabilmente il 48% del totale, disegnata per altro in modo da apparire più grande di quella museale. I dirigenti sono l1% dichiara il dato successivo, nonostante se così fosse saremmo 1100 dipendenti e non 910. Capisco l’efficacia della semplificazione, ma anche questa non è una differenza da poco. Il personale di custodia esternalizzato è di 89 unità nei musei (su 178 interni, il 33% del totale) e di 7 persone nelle biblioteche.

Sui conti economici non mi soffermo perché non ho le competenze per commentarli, segnalo solo che non una parola chiarisce che il prezzo dei biglietti varierà a partire da quest’anno. Di qui in poi vado sulla sola area biblioteche.

2 milioni di accessi (?), 1,6 milioni di volumi, 8657 doni (non è quello che dice il nostro software), 33650 acquisti (in un anno funestato dall’assenza dell’ex Fondo Franceschini), più utenti ma meno prestiti. Dei vari bolli esplorativi delle singole sedi mi pare interessante citarne almeno uno relativo al Ciclo di Orfeo: Il restauro si è concluso nel 2025, e nel 2026, al termine della riqualificazione degli spazi, il Ciclo di Orfeo tornerà nella stessa sala di Palazzo Sormani, destinata a diventare spazio museale. Apprendiamo così che una sede sul cui futuro solo un mese fa nulla era stato deciso, accoglierà per certo una funzione museale di cui è già stato definito almeno uno spazio. Al tavolo sindacale cui avevo partecipato questo aggiornamento non era stata condiviso.
Tempi: apertura nuova Lorenteggio e Sant’Ambrogio ristrutturata a dicembre 2026 e fine lavori (ma nulla sulla data definitiva di apertura) della BEIC nello stesso mese.

Il Report, al netto di qualche imprecisione e artificio è una fotografia potente dello stato dell’arte, dell’impronta dell’attuale assessorato sulla tendenza post-Expo, ma anche di alcune zone d’ombra o, per volgerla in positivo, opportunità d’intervento professionale e sindacale a venire.


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