Ore decisive per il futuro di Hoepli

La voce circolava dalla fine dello scorso anno, salvo poi perdersi in un vortice di eventi che l’avevano momentaneamente seppellita. La storicacasa editrice e libreria Hoepli di Milano rischia seriamente di chiudere i battenti: il prossimo 25 febbraio si apre con un CDA, e successiva assemblea straordinaria dei soci, la procedura per la cassa integrazione ordinaria a 0 ore (per almeno 13 settimane) del personale.

Nel 1870 il ventitreenne Johannes Ulrich Höpli acquista per corrispondenza la libreria di Theodor Laengner in Galleria De Cristoforis, cui affianca presto l’iniziativa editoriale e in particolare manualistica. Qui l’attività libreria troverà casa fino alla demolizione della galleria per approdare, dopo una parentesi ventennale in via Berchet, nell’attuale sede di via…Ulrico Hoepli. Il capostipite muore nel 1935, dopo aver donato alla città il Civico planetario che porta il suo nome, e una pressoché dimenticata Biblioteca popolare. In assenza di eredi diretti sono i nipoti Carlo H. ed Erardo Aeschlimann a prendere in carico l’attività, che era stata intanto interessata dal regime. La guerra distrugge libreria e catalogo, che si riduce del 98%. La dinastia prosegue con Ulrico Carlo (figlio di Carlo) che apre alle nuove tecnologie e alla scolastica e ancora a Giovanni H.

Perché mandare in liquidazione volontaria una società che perde sì, ma marginalmente, meno di alcuni competitor e comunque in linea con l’andamento negativo del mercato, tuttavia ha ancora un patrimonio netto sufficiente a coprire pressoché tutto l’indebitamento? Perché chiedere la cassa integrazione per la novantina di dipendenti dopo che si è già ottenuto nell’ultimo esercizio il risparmio di un sesto del costo del lavoro?

Nicola Borzi, Il fatto quotidiano

Con queste domande si apre il brano con cui Il Fatto fa un po’ di conti in tasca all’azienda, e invita a leggere il dissidio tra i due rami familiari (eredi di Ulrico Carlo vs minoranza dei fratelli Nava, loro cugini) quale elemento bloccante, nel bene e nel male, dei tentativi di rilancio (o cessione?) di un’azienda con oltre 150 anni di storia editoriale, culturale e libraria. Al centro della contesa gli appettiti di Feltrinelli e Mondadori (che andrebbe a tallonare Zanichelli col 5% di mercato della scolastica in pancia a Hoepli) ma anche l’ipotesi di cessione dei sei piani di uffici e libreria di proprietà in un immobile di pregio del pieno centro. La crisi esplode nonostante il recente trasferimento del magazzino nella bergamasca, con conseguente accordo di uscita per quasi trenta dipendenti, che aveva già notevolmente alleggerito volontariamente (usiamo questo eufemismo) la quota di spesa assorbita dal lavoro.

Una decisione, quella di fine mese, che avrà ripercussioni anche sulle molte librerie indipendenti della città, che osservano restringersi sempre più il campo libero dall’oligopolio delle onnipresenti catene. La buona notizia è che l’archivio è stato messo in sicuro tre anni fa pesso il Centro Apice dell’Università degli Studi di Milano. Ora non resta che capire cosa lavoratrici e lavoratori dell’editrice, della libreria e degli uffici saranno capaci di mettere in campo per scongiurare con l’iniziativa sindacale (a partire dall’incontro del 18 febbraio) l’inizio della fine.


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