Non tira una bella aria

Lo scorso 5 giugno il Comune di Milano ha pubblicato una mappatura degli Spazi freschi in città, comprensiva di aree verdi, case di quartiere e biblioteche: 116 luoghi della città, diffusi nei nove Municipi, accessibili a tutte e tutti, in cui ripararsi dalle ondate di calore.

Questa rassegna di rifugi climatici (presentata dall’assessorato al verde in collaborazione con Welfare, Cultura e Quartieri) include le biblioteche dotate di impianto di climatizzazione e aperte almeno fino alle ore 18, a copertura di una quota parte delle ore più calde della giornata.

L’iniziativa replica a scala meneghina analoghe cartografie che in altre città d’Europa hanno affiancato a progetti strutturali la messa in luce del patrimonio arboreo, idrico e di servizi pubblici (Case di quartiere, ex-cam) accolti in spazi pubblici refrigerati. Ed è un’idea tanto semplice quanto preziosa per la cittadinanza e ad uso dell’amministrazione stessa.

Parchi, biblioteche e Case di quartiere sono gli “spazi freschi” individuati dal Comune dove trovare riparo durante le giornate più torride dell’estate, quando il caldo estremo colpisce soprattutto le persone più fragili.

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Però. Però le biblioteche del sistema urbano sono 25 e quelle in mappatura 14 (Niguarda, Dergano-Bovisa, Gallaratese, Villapizzone, Accursio, Lambrate, Chiesa Rossa, Tibaldi, Oglio, Calvairate, Baggio, Sicilia, Venezia, Parco Sempione). In questi giorni di caldo (eccezionale? new normal?) le segnalazioni di utenza e personale hanno portato le RSU incardinate in quest’area a chiedere a oltre 360 colleghe e colleghi quale fosse l’effettivo comfort climatico nelle rispettive sedi, non necessariamente aperte al pubblico. Un’indagine che ha ricevuto moltissime risposte e i cui dati non è il momento di restituire a grana fine in un momento così delicato, e in assenza di una conoscenza situata del problema e dei temi in ballo.

Alcune cose tuttavia vanno dette: 1. Le sedi anche solo parzialmente sprovviste di impianto sono in numero ben maggiore a quanto immaginabile e pubblicamente comunicato; 2. L’unità di crisi messa in campo dalla Direzione sta effettivamente correndo ai ripari, ma in assenza (ad oggi) di precise tempistiche e impegni di spesa; 3. L’ascolto delle istanze di lavoratrici e lavoratori, del genius loci di chi “abita” in continuità una sede di lavoro è indispensabile, affianco alle competenze tecniche, per risolvere le fragilità attuali.

Alcune ulteriori considerazioni di sintesi. In almeno 10 biblioteche, nelle ultime settimane, si sono registrate temperature superiori ai 30 gradi. La modifica e riduzione degli orari di apertura (unitamente all’indisponibilità di una porzione del patrimonio librario per via della chiusura di alcuni depositi) penalizza sia l’utenza che il personale. In troppi casi non c’è un problema strutturale di assenza di condizionatori, quanto una mancata e tempestiva ricognizione dei problemi e manutenzione degli impianti.

Prima di esporre mediaticamente gli spazi freschi, molto prima che arrivi luglio, occorre censire proprio i punti di caduta del sistema per portarlo (nella sua interezza, a beneficio di ciascun*) a un discreto livello di comfort, equità e sostenibilità. Questo è il discrimine che passa tra politiche pubbliche e ufficio comunicazione.


Lo scorso fine settimana è arrivata la decisione di chiudere nelle ore pomeridiane le biblioteche Cassina Anna, Crescenzago, Fra’ Cristoforo, Sant’Ambrogio (sala studio primo piano), Vigentina, Zara e Sormani, oltre alle sale espositive dalla numero 16 alla sala numero 26 dei Musei del Castello Sforzesco (Pinacoteca).


Foto di copertina di Igor Bumba, su Unsplash


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