Libri salvati, censura, biblioteche pubbliche

La notte del 10 maggio 1933 furono bruciati almeno 25.000 libri estranei allo spirito del terzo reich, nel corso di adunate nelle zone universitarie di mezza Germania. Nell’anniversario dei Bücherverbrennungen, i roghi di libri, l’Osservatorio sulla censura dell’Associazione Italiana Biblioteche (AIB) promuove una rassegna dal titolo Libri salvati, che quest’anno è giunta alla sua ottava edizione. Tra le altre attività protagoniste della settimana dal 9 al 16 maggio 2026, un appuntamento dal titolo Biblioteche sotto pressione: l’Osservatorio Censura AIB presenta dati e strumenti ha proposto gli esiti del nuovo questionario (che segue l’edizione 2022) sulla censura nelle biblioteche di pubblica lettura. Con questa mappatura, corredata da un kit di strumenti operativi, si fa luce sullo stato di salute della libertà di circolazione delle idee, libertà di espressione e conoscenza, in un Paese che si equamente percepisce distante dalla fragilità del momento statunitense e dallo spettro del Cathalogus librorum Haereticorum, l’Indice dei libri proibiti della santa inquisizione.

Il lavoro dell’Osservatorio, presentanto da Daniele Brunello ed Eugenia Croce nella presentazione che ha visto i contributi di Elisa Callegari e Francesco Giuseppe Meliti, racconta il fenomeno contemporaneo della censura non tanto e non solo a partire dal divieto palese, quanto dalla molteplicità delle forma di limitazione del potere della parola (esclusione, manipolazione, pressioni istituzionali, definanziamento e non ultimo autocensura..) e dalla percezione stessa del problema da parte del personale di biblioteca.

Al questionario hanno risposto 725 persone (erano 621 nell’edizione precedente) che “solo” per la metà conoscevano l’esistenza e il contributo dell’Osservatorio stesso. Una condizione di piena libertà, e quindi di riconoscimento del diritto alla lettura, è riscontrata da una minoranza dei rispondenti. Meno del 20% lavora in contesti dotati di documenti ufficiali a supporto della gestione di eventuali conflitti e solo il 6% ha partecipato a formazioni specifiche sul tema. Quasi il 50% dei rispondenti hanno riconosciuto casi di censura negli ultimi tre anni, relativi ad acquisti ed esposizione di documenti, a ingerenze degli amministratori, a istanze di genere…ma sempre la metà delle persone (che hanno comunque risposto in anonimato) ha preferito non rispondere se nella “loro” bilblioteca vi fossero stati episodi di questo tipo.

Responsabili della censura sono, sempre nell’esito del questionario che non ha un valore statistico ma offre una prima fotografia dello stato dell’arte, censori sono in prima battura amministratori politici, quindi responsabili di biblioteca e a seguire utenti e colleghi. Questi tentativi di compressione democratica hanno conosciuto un’opposizione palese nella stragrande maggioranza dei casi indagati, con una minima restituzione all’indirizzo di sindacati (7%) e dell’AIB stessa (4%). Il timore di ripercussioni per via dell’esposizione personale, il rischio di peggiore ulteriormente la situazione, la sensazione di non avere alle spalle una rete di protezione sociale e professionale sufficientemente solida, evidenziano le difficoltà connaturate alla neutralizzazione e l’urgenza di agire nella sfera del riconoscimento della professione, nella prevenzione, sulla capacità di rispondere a eventuali contestazioni (110 quelle esposte) a partire da una solida conoscenza di procedure, supporto documentale, autonomia.

Per fare della biblioteca pubblica uno spazio di libertà non basta conoscere il problema e lavorare sulle tutele professionali, occorre imparare a trasformare il conflitto invece di celarlo, promuovere scaffali e vetrine tematiche, lavorare sulla carta delle collezioni, evidenziare la differenza tra funzione amministrativa e politica negli enti locali, sempre in piena trasparenza delle scelte e delle procedure che riguardano la memoria registrata. Occorre inoltrare distinguere l’imparzialità professionale dalla neutralità e difendere la bibliodiversità.

La campagna ha prodotto anche un sintetico Kit di sopravvivenza scaricabile di sicuro interesse. L’iniziativa omaggia infine la memoria di Francesco Langella, scomparso nell’agosto 2024, già direttore della biblioteca Podestà di Marassi e della biblioteca internazionale per ragazzi De Amicis.


Le slide di presentazione con la sintesi dei dati dell’Osservatorio


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