La Biblioteca Europa di Informazione Cultura (BEIC) aprirà il prossimo anno in Porta Vittoria, all’angolo tra via Monte Ortigara e viale Molise. Lo stato dell’arte del cantiere, a trent’anni dalla nascita dell’Associazione Milano biblioteca del 2000, è disponibile a questo indirizzo. Con un investimento complessivo di 130 milioni la nuova BEIC rappresenta un punto di svolta senza precedenti per il Sistema Bibliotecario di Milano (SBM), attualmente composto di una civica centrale a Palazzo Sormani, di 24 biblioteche rionali, un bibliobus, e diverse sedi di servizio (deposito Boifava, centro servizi, uffici del Casello daziario e del Castello). Il Sistema cuba al 2026 una spesa complessivamente di 25 milioni l’anno, la sola BEIC avrà un costo d’esercizio che possiamo stimare prossimo ai 18 milioni. All’ombra del progetto biblioteconomico, che è almeno altrettanto rilevante per comprendere la traiettoria successiva a questo cambio di geometria, per visualizzare la futura fisionomia del SBM (e le implicazioni sul futuro di Sormani e Calvairate) è essenziale capire dove verranno reperite le risorse necessarie ad alimentare la BEIC senza intaccare il patrimonio destinato le articolazioni periferiche del Sistema pubblico cittadino.
I Soci Fondatori sono: il Ministero della Cultura (già MIBAC), il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, la Regione Lombardia, il Comune di Milano, l’Università degli Studi di Milano, il Politecnico di Milano, l’Associazione Milano Biblioteca del 2000 e l’Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere.
Sito BEIC
Voci di corridoio segnalano che il Comune sarebbe disponibile a coprire per la metà i costi d’esercizio su base annua, per ipotesi 9 milioni. I restanti dovrebbero essere divisi tra i soci, la cui composizione potrebbe variare nel breve tempo che separa la fase di progettazione e realizzativa, da quella operativa. Questa ipotesi di lavoro ci parla di una crescita dell’investimento da parte del Comune di Milano sull’area biblioteche del 30% ca. Si tratta di un fatto notevole, che va riconosciuto e collocato in una traiettoria storica unica nel panorama nazionale. Potete trovare una fotografia in numeri dello stato di salute del SBM oggi in questo contributo. Ci sono però dei problemi. Per settant’anni, dal 10 marzo 1956, la Sormani è stata la biblioteca comunale centrale della città, che (prima dell’acquisizione dell’omonimo Palazzo) aveva già trovato casa al Castello nel 1935 e ancora prima presso il Museo di scienze naturali dal 1924. L’esperienza archetipica di questo itinerario può risalire alla fase unitaria con la prima Biblioteca pei maestri del Comune che già nel 1905 divenne Biblioteca circolante municipale. Per centoventi anni il carattere squisitamente pubblico di questo servizio ha garantito che il personale di biblioteca fosse incardinato nel comparto pubblico, e oggi inquadrato nel CCNL Enti locali. Se metà della BEIC sarà finanziata da ministeri, regione, università etc. Se sappiamo che il personale rappresenta la prima voce di spesa di questo genere di servizi non remunerativi, chi garantisce che le future assunzioni saranno oggetto di procedure concorsuali per l’assunzione da parte del Comune? Questa è una delle domande poste dall’assemblea del personale dello scorso 4 marzo, e ribadite in occasione di un incontro con l’assessore alla cultura e i dirigenti della direzione cultura e dell’area biblioteche il successivo 6 maggio. Anche in seguito alla conferenza stampa della scorsa settimana, il quesito non ha trovato risposte, segno che la governance e la gestione della BEIC sono ancora in via di definizione. I prossimi mesi saranno dunque decisivi, e decisiva sarà la presa di parola di bibliotecarie e utenza nel pretendere la conferma dell’attuale profilo pubblico dell’intero Sistema.
Con alcune note eccezioni (logistica del servizio di prestito interbibliotecario, aperture serali, servizio di pulizia) l’area biblioteche è saldamente ancorata a questa concezione di servizio pubblico. Qui e in altre aree della direzione si battaglia per un migliore inquadramento del personale esternalizzato e per l’internalizzazione di funzioni alienate centralmente, ma sintoniche a questo indirizzo, a titolo d’esempio l’infoline 02.02.02. In che misura questa dimensione sindacale interessa l’utenza, la qualità del servizio, la permanenza delle collezioni, la persistenza delle biblioteche Sormani e Calvairate? Perché sono questi gli ulteriori quesiti senza risposta su cui da mesi chiediamo risposte e al tempo stesso proponiamo soluzioni. Proviamo a procedere per punti.
Palazzo Sormani
Il Comune ha intenzione di mantenere un punto prestito e sala studio, per la gran parte di palazzo Sormani partirà nel giro di settimane un processo a evidenza pubblica per individuare una cordata di soggetti (Fondazioni attive in ambito culturale, editoriale, formativo) per realizzare un polo culturale. L’atto di indirizzo politico dello scorso marzo ne garantisce infatti la vocazione culturale, ma non si esprime sull’assetto pubblico del Palazzo nel lungo periodo. L’accento sulla continuità di accoglienza delle persone senza fissa dimora, dei fattorini, di chi in centro è ospite malvisto è moralmente encomiabile, ma non sostitutiva di politiche strutturali di contrasto alle marginalità. Non è infine una privatizzazione quella che osserviamo, ma una predisposizione a farne uno spazio ibrido con servizi pubblici gratuiti e servizi premium (master, corsi, esperienze) evidentemente a pagamento perché erogati da soggetti terzi. Questa non è che una proiezione possibile, ancorché confortata dalle parole di Formenton su un noto rotocalco milanese, cui solo la procedura ad evidenza pubblica in partenza a giorni saprà dare conferma o sollievo. A questa previsione, non necessariamente desiderabile, si aggiunge l’enigma su quella quota parte della collezione (170.000 volumi ca.) incompatibili con la vocazione contemporaneistica di BEIC e che potrebbero garantire un nuovo profilo meticcio a Sormani (piuttosto che trovar casa altrove, a partire dalla Trivulziana e da altri istituti cittadini) senza prender la via dello scarto e senza lasciare un misero punto di prestito in un palazzo progressivamente snaturato.
Biblioteca Calvairate
Riaperta non più di tre anni fa dopo un’importante ristrutturazione con ampliamento, si trova a soli 400 metri dalla BEIC. Altra piazza, altra platea, altro contesto, grande vicinanza. Questa rionale andrà difesa empiricamente: a partire dalla persistenza di flussi e di una natura irriducibile all’offerta BEIC nell’arco dei prossimi tre anni. Questa scommessa (e qui nella differenza torna con forza il parallelismo con la vicenda Sormani) si basa sulla consapevolezza che l’articolazione territoriale, la capillarità, è la vera forza del SBM e che puntare sulla continuità d’intervento nei contesti che hanno conosciuto un investimento importante sia la chiave (e non l’alternativa) per tentare l’estensione del servizio nei territori oggi meno serviti. A titolo d’esempio Viale Ungheria, Ripamonti, Monza e ancora Barona, Inganni e Ortles.
Altre sedi sospese
Senza elencare sbrigativamente punti di forza e di sforzo delle tante appendici del SBM ci sono alcune sedi (non più o meno importanti, problematiche e meritevoli di altre) che meritano di essere scritti e letti ad alta voce perché saranno per certo investiti da profondi mutamenti nello stesso tempo breve di tutto quanto abbiamo riassunto. La ristrutturazione della Sant’Ambrogio, l’apertura in autunno della nuova Lorenteggio (su cui pende una causa per extracosti di cui la stampa ha perso traccia da mesi), le condizioni strutturali del palazzo che ospita la Vigentina, la condizione sospesa del progetto che andrà a sostituire Harar nell’ex cascina Case nuove di via Paravia. Quest’ultimo capitoletto non è che un appunto per non dimenticare che la partita più attesa della stagione una cosa non deve fare: far perdere di vista la complessità dell’intero torneo.
Mantenere la titolarità pubblica del servizio bibliotecario significa scongiurare la frammentazione contrattuale, che spezza la leva sindacale e squalifica le condizioni di lavoro del personale. Descrivere pur per sommi capi le insidie (e le opportunità) insite in questa fase di profondo mutamento significa traslare il piano discorsivo dalla platea di lavoratrici e lavoratori mediante il dibattito pubblico, il coinvolgimento della platea degli utenti, le possibili alleanze con altre protagoniste della filiera libraria e culturale. Infine questa inedita configurazione di soggettività sensibili al futuro del servizio sarà la migliore sodale per la ricerca di soluzioni non convenzionali per la tutela delle collezioni storiche non interessanti per BEIC dallo scarto e dall’alienazione.


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