La biblioteca dal lucchetto fragile

Si chiama Stadsbibliotek la Biblioteca civica di Stoccolma, inaugurata nel 1928 su progetto dell’architetto e designer Erik Gunnar Asplund. Un paio di mesi fa è stato forse il più noto tra gli istituti svedesi colpiti da un attacco cracker che ha esposto i dati personali e i contatti di migliaia di utenti, e durante il quale sono stati effettuati decine di migliaia di prestiti di e-book!

Al netto delle polemiche sull’inadeguatezza dei PIN a quattro cifre a protezione degli account il mistero avvolge il senso e le modalità di questa insolita intrusione. Nemmeno da Wedobooks, il gestore dei servizi digitali “biblio” sono giunte parole rassicuranti in questa direzione. Si stima che i disservizi abbiano interessato 100.000 utenti e, nell’arco di qualche settimana, a tutti i 450.000 utenti del servizio della capitale è stato richiesto di reimpostare gli accessi personali al sistema. Sulla portata complessiva dell’attacco, e sulle motivazioni che hanno reso così banale un attacco brutal-force tutto tace da tanto troppo tempo. Anche con una banale ricerca “Stockholms stadsbibliotek hacker” in tutte le lingue e in riferimento all’ultimo mese non appare sostanzialmente nulla al di fuori della piattaforma threads. Ma si sa, i motori di ricerca non sono più quelli di una volta.

Questo è piuttosto curioso, specie in considerazione del dibattito in corso per una legge nazionale sui crimini informatici, che per altro darebbe un ampissimo spazio di hacking proprio alle forza di polizia impegnate nel contrasto ai crimini online. Il disegno del dicastero guidato dal conservatore Gunnar Strömmer darebbe ampio margine di manovra ai servizi doganali, servizi segreti e di polizia in genere.

E quindi alla fine cosa è accaduto a Stoccolma? Qualcuno ha operato per preparare il terreno alla discussione? O forse l’intrusione era finalizzata al furto di decine di migliaia di libri digitali? O ancora si è trattato di un semplice esercizio di stile per mostrare quanto inadeguati siano gli strumenti a protezione dei dati dell’utenza? O ancora si tratta di una cortina per catturare dati personali e rivenderli online? Magari nessuna delle quattro ipotesi che, in ordine sparso, mi son venute in mente. Che non esista un solo articolo in lingua italiana sull’episodio, e che non se ne stia parlando nemmeno in Svezia (almeno online) non depone, in ogni caso, benissimo.


Foto di copertina di Radu Prodan, su Unsplash


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