Archivi in movimento

Cartografare archivi e biblioteche radicali, ribelli, indipendenti è un esercizio complesso. Restituire in forma di mappatura esperienze caratterizzate da eterogeneità ideologica, documentale e funzionale, significa infatti cercare una chiave di rappresentazione per realtà persistenti e precarie, rivolte a ciascun* come a specialist*, in ogni caso “libere” dai parametri di un servizio al pubblico. Con questa mappa di archivi/biblioteche/centri di documentazione di critica radicale autogestiti RobinBooks prova a fotografare la disseminazione di liberi istituti in tutto lo stivale e questi sono i numeri che (inizialmente) ne vengono fuori: 39 luoghi disseminati in 14 regioni, di cui quasi un terzo in Emilia Romagna.

Qui c’è da dire anzitutto che, nonostante la scomodità politica e funzionale della piattaforma prescelta, la comunicazione ha innescato una notevole ridda di contributi utili a implementare sin d’ora l’elenco, anche se probabilmente il volume che accompagna questa uscita social restituirà un elenco a sua volta selezionato dai tempi di stampa. Da Liviorno a Jesi, da Verona a Chieti e Pescara sono moltissime le segnalazioni pervenute, che purtroppo vanno inviate tramite commento sulla stessa piattaforma di casa meta, ma che sono un carta al tornasole della vivacità e della conoscenza di questi istituti informali e non esattamente pop. Fortunatamente la stessa crew espone sulla sua newsletter anche un comodo indirizzo mail.

A titolo d’esempio, chiudendo lo sguardo sulla sola città di Milano, le realtà proposte dalla Mappatura sono l’Archivio Primo Moroni, il Centro Studi Libertari- Archivio Pinelli, l’Archivio proletario internazionale e Bibliotork Interzonal Caronia. É un inizio, per quanto va segnalata l’inspiegabile assenza dell’Archivio del Leoncavallo, quello di più recente costituzione del COA di via dei Transiti 28 o ancora la biblioteca Clara Zetkin dell’associazione Revdar, tra le altre.

D’altra parte questo esercizio era già stato tentato, con riferimento al solo ambito anarchico e libertario in genere da Luigi Balsamini in un suo testo di qualche anno fa di sicuro interesse dal titolo Fragili carte. Il movimento anarchico nelle biblioteche, archivi e centri di documentazione (Vecchiarelli ed. 2009), di non facilissima reperibilità sul mercato del nuovo, ma certamente recuperabile con una rapida ricerca in SBN.

Un altro fatto che balza all’occhio è la concentrazione sui soli archivi materiali, quando da anni esistono affermate esperienze di digitalizzazione delle collezioni che han dato vita a vere e proprie biblioteche e archivi online di un certo rilievo e di sicuro interesse. A titolo d’esempio possiamo citare la stessa collezione digitale di RobinBooks, Grafton9 o, nuovamente su Milano, l’archivio digitale dell’Associazione Proletaria Escursionisti. La call parla esplicitamente di luoghi in cui il sapere radicale è accessibile in presenza e gratuitamente, che è una scelta legittima e premiante sotto il profilo conviviale, ma che forse non tiene conto di quanto una realtà con uno spazio fisico e autogestito, munito di biblioteca, possa avere anche un archivio digitale. Questo è l’esempio dell’A.P.E. di cui sopra. Non è una critica ai proponenti, piuttosto un invito a cogliere l’occasione che offre questa prima mappatura di lotta e memoria per una rassegna aumentata delle iniziative estranee al controllo statale (anche qui si potrebbe aprire una conversazione sul rapporto tra riconoscimento, tutela e interoperabilità) o non direttamente gestiti dalle sue burocrazie.

A proposito di cataloghi, o piuttosto OPAC, o meglio meta-OPAC, che agevolano la ricerca nelle biblioteche e in alcuni casi negli archivi segnalo due interessanti esperienze di ambito libertario che sono citate anche nella mappatura: la Federazione internazionale dei centri studi e di documentazione libertari (FICEDL) fondata nel lontano (?) 1979 e la più recente Rete delle Biblioteche e Archivi Anarchici e Libertari (REBAL)


Foto di copertina scattata all’interno di una delle tre sale della Cascina Autogestita Torchiera Senz’Acqua che accolgono l’Archivio di Antonio Caronia, la Biblioteca InterZona con allestimento dei Mutoid.


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