Istat racconta le nostra abitudini di lettura

Lo scorso 9 luglio l’ISTAT ha pubblicato un report dal titolo Libri e biblioteche: abitudini di lettura e frequentazione – Anni 2024 e 2025, tratto dalle indagini multiscopo sulle famiglie I cittadini e il tempo libero (CTL, 2024) e Aspetti della vita quotidiana (AVQ, 2025).

La lettura di libri, la familiarizzazione con la lettura dei bambini in età prescolare (prelettura) e la frequentazione delle biblioteche costituiscono aspetti fondamentali delle pratiche culturali della popolazione. Negli ultimi anni le modalità di fruizione hanno subito profonde trasformazioni

Istat

Le abitudini di lettura sono pesantemente influenzate da molteplici fattori (istruzione, reddito..) ma anche dalla presenza/assenza nei territori di infrastrutture della lettura quali biblioteche, biblioteche scolastiche, librerie, cartolibrerie. Nel Centro-Nord legge oltre il 60% della popolazione contro il 47% del Mezzogiorno. Sconsiglio la lettura web del report perché manchevole di tabelle, glossario e nota metodologica, oltre che del capitoletto Più di un lettore su quattro legge libri solo nel tempo libero. Il .pdf sulla sinistra della pagina è certamente più soddisfacente.

considerando i quinti di reddito, i lettori passano dal 43,9% nelle famiglie più povere al 72,5% in quelle economicamente più agiate

32 milioni di abitanti, il 57% delle persone al di sopra dei 6 anni, legge almeno un libro l’anno (testi di studio obbligatori a parte) con un picco in fase pre-adolescenziale e una maggior propensione da parte delle donne. Questi dati strutturali diventano più interessanti se collocati in una prospettiva storica di medio termine: l’andamento nel tempo evidenzia una progressiva diminuzione della quota complessiva di lettori di libri, che passa dal 60,0% nel 2000 al 57,1% nel 2024.

Quasi la metà di queste lettrici e lettori (nel testo è indicato come 27,4%, per complicarci le cose la percentuale è sull’intera popolazione di riferimento) lo so esclusivamente nel tempo libero. Solo il 13% sono lettori misti, l’11.5% lettori inconsapevoli, e il 5% lettori di solo studio/lavoro.

Il report prosegue il 37,4% dei lettori nel tempo libero legge generalmente con frequenza settimanale, il 42,4% con frequenza più sporadica (mensilmente o più raramente), mentre meno di due persone su 10 leggono tutti i giorni (17,4%) ma non è chiaro se e come questo cluster combini le categorie sopra menzionate, ad esclusione dell’ultima. Ad ogni modo, tagliando decisamente con l’accetta: una porzione decisamente minoritaria della popolazione legge abitualmente. A questo punto l’indagine entra nel merito del numero di testi letti, del tempo dedicato alla lettura, dei generi, dell’italianità 🙂 delle scelte di lettura, e dei supporti di riferimento. Tutti dati che non rivelano significative variazioni in relazione alle indagini precedenti.

Le biblioteche censite da ICCU sono 13.636 (francamente non capisco perché non abbiano tagliato il dato sulle sole biblioteche di pubblica lettura in questo caso) e sono frequentate nel 2025 dal 15% della popolazione dai 3 anni in su con le medesime differenziazione territoriali, di genere e di titolo di studio evidenziate per la lettura come pratica sociale nel suo complesso. Questo dato sale al 17,7% se vi si aggiungono le persone che vi accedono solo online: è un dato importante tenendo conto che il campione anagrafico parte dalla prima infanzia, e parametrando le possibilità di accesso fisico agli orari di apertura delle sedi. Chi prende l’abitudine di frequentarle lo fa con una certa regolarità. Per la sintesi della sintesi di tutti i numeri successivi rimando a questo articolo.


Foto di copertina di Valeria Reverdo, su Unsplash


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