Tom Swift and His Electric Rifle è il decimo volume di una saga infarcita di stereotipi razzisti che, non a caso, ha dato il nome al famigerato TASER. Nel corso del Novecento la serie ha totalizzato oltre cento volumi. Il libro, indisponibile nell’intero Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN), è liberamente disponibile su Project Gutenberg, recentemente tornato visibile anche nel Belpaese dopo diversi anni di stop.
Il TASER (Thomas A. Swift Electric Rifle) è un’arma a bassa letalità che, attraverso una scarica elettrica, induce la contrazione dei muscoli e immobilizza la persona colpita. Tra marzo 2022 e febbraio 2026, la sola Polizia di Stato ha sparato per 1.091 volte secondo l’accesso agli atti promosso di recente da Altreconomia. Quattro volte a settimana, per ogni settimana, negli ultimi quattro anni, circa. Almeno 7 persone hanno perso la vita in seguito al suo utilizzo a parere di Antigone. I loro nomi sono Elton Bani, Gianpaolo Demartis, Riccardo Zappone, Carlo Lattanzio Simone di Gregorio, Claudio Citro, Anthony Ihaza Ehogonoh.
In Italia il TASER è acquistabile (con porto d’armi e autorizzazione) e dal 2018 in sperimentazione e poi in dotazione, a varie forze di polizia. Ieri il consiglio comunale di Milano, con il consenso delle grandi OO SS e qualche sparuta voce fuori dal coro, ha approvato la delibera per la dotazione del TASER anche alla Polizia locale della città. Certo si parte con una dozzina di agenti, e una nuova verifica tra 12 mesi, ma questi sono i fatti.
La discussione aperta in conclusione di seduta, ma alla fine non ancora approvata, riguarda l’estensione del percorso di formazione antidiscriminazione su persone LGBTQUIA+, comunità rom, disabilità… (che era stata bocciata per i soli partecipanti alla “sperimentazione”) a tutto il personale del Comune di Milano. Come se una formazione sulle comunità fragili potesse essere merce di scambio, perché anche di questo si tratta, nella partita per il via libera a un’arma propria.
Nel 2007 l’ONU l’ha classificato strumento di tortura. Il numero di decessi collegati a questo strumento negli ultimi vent’anni negli USA oscilla secondo le stime tra le tre e le quattro cifre. I report di Amnesty international sulla normalizzazione di quest’arma nella repressione di proteste, minoranze e migranti sono raccapriccianti (Amnesty 1 e 2).
Questi dispositivi, che infliggono scariche dolorose semplicemente premendo un pulsante, sono usati contro persone manifestanti, studenti, oppositori politici, donne e ragazze (anche in gravidanza), minori e difensori dei diritti umani. Le persone sopravvissute riportano ustioni, intorpidimento, aborti spontanei, disfunzioni urinarie, insonnia, spossatezza e gravi traumi psicologici. Il rapporto di Amnesty International esamina in particolare il crescente uso improprio delle armi a scarica elettrica, che possono essere impiegate in modo legittimo nelle operazioni di polizia ma che vengono spesso utilizzate in modo scorretto. Sono stati documentati casi di un loro uso non necessario e discriminatorio contro gruppi di persone a rischio, che hanno causato gravi lesioni e, in alcuni casi, persino la morte.
L’uso diffuso e improprio di dispositivi a scarica elettrica, Amnesty
Questa scelta è in continuità con la trasformazione di lungo corso dei vigili urbani in forza di polizia locale armata. Un fatto che ci riguarda e ci interroga oltre che in qualità di cittadin*, anche come dipendenti comunali, e non ultimo come professionisti dell’informazione dotati di una certa responsabilità sociale. Sì perché il nostro Sistema bibliotecario non possiede praticamente fonti su questo tema (anche a livello nazionale fuori dalla letteratura scientifica si trova molto poco) e questo è di per sé un problema.
Immagine di copertina da wikimedia commons


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