Spagna: lettura, biblioteche e archivi nel primo quarto di secolo

Lo scorso mese il portale Biblogtecarios ha accolto un intervento in tre parti di Luis Miguel Cencerado, che riepiloga lo stato dell’arte dell’universo biblio-archivistico e della lettura nel paese spagnolo. Il punto d’attacco della rassegna è la settima ed ultima edizione dell’Indagine sulle abitudini e pratiche culturali (EHPC) in Spagna edito lo scorso autunno e relativo al biennio 2024-2025.

Il rapporto, e i tre articoli a commento, offrono una fotografia sul perimetro ampio delle abitudini e della partecipazione culturale e ricreativa (ragioni, ostacoli, luoghi, soddisfazione..) ed una prospettiva storica sul primo spicchio XXI secolo. Il campione di riferimento è di 16.000 persone dai 15 anni in su, il rapporto (promosso dal Ministero della Cultura sin dal 2002) contribuisce al Piano Statistico Nazionale.

La lettura è meno appetibile di tv, radio, musica e audiovisivi su piattaforma, ma più praticata di visite a musei, monumenti, siti archeologici, cinema, mostre, musica dal vivo. Il 65% del campione ha letto almeno un libro nell’ultimo anno (un dato curioso e poco esplicativo aggiungo) con una media di 10 volumi pro-capite. Sono anzitutto donne, così come sono le/i giovani a guidare la partecipazione culturale. Gli anni trascorsi dal duemila sono stati caratterizzati dal dipanarsi della lettura ibrida, che vede ebook e audiolibri (ma anche web e piattaforme aggiungo io) affiancare i tradizionali formati di stampa, generando addirittura un lieve aumento dei tassi di lettura.

Le biblioteche sono sopravvissute alla crisi del 2008, alla digitalizzazione e infine alla pandemia risemantizzando il proprio ruolo di spazio di comunità. Il 28,6% del campione ha visitato una biblioteca o effettuato online accesso ai suoi servizi, un dato appena inferiore a quello suggerito dal Barometro 2025 sulle abitudini di lettura e acquisto libri. Il dato cala fisiologicamente ma persiste anche quando chiudiamo il fuoco sul solo ultimo trimestre: 18,5%. Tuttavia quasi la metà della popolazione non ha mai varcato questa soglia, e i servizi digitali si rivolgono ancora ad una minoranza della platea bibliotecaria. Quali barriere ostacolano una maggior fruizione? Tempo (quello a disposizione della persona, quello di apertura della sede) e interesse anzitutto, ma anche impedimenti legati all’accessibilità e alla disponibilità di materiali speciali o in lingue e formati peculiari.

Sullo stato dell’arte degli archivi procedo con più speditezza rispetto alla ricchezza di contenuti espressa dal terzo brano di L. M. Cencerado: la frequentazione pubblica è significativamente più bassa (7,6%) ma anche significativa, perché segnata da soddisfazione, e in crescita. Studio e lavoro fanno da fattori trainanti e sintonici ad una platea istruita, ma al tempo stesso il settore è segnato da una profonda trasformazione di questo suo retaggio storico. L’apertura degli archivi ad un’utenza non specialistica, e la loro nuova vocazione di servizio di pubblica informazione, sta producendo e produrrà smottamenti nella percezione e nella frequentazione (in presenza o in digitale) di queste custodie del patrimonio culturale.

Link alle fonti

La lectura en los hábitos culturales en España a lo largo del siglo XXI

La relación de la ciudadanía española con las bibliotecas en lo que va de siglo

La relación de la ciudadanía española con los archivos en lo que va de siglo


Foto di copertina di Nico Herrndobler su Unsplash


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