La crisi del mercato librario tra pirateria, concentrazione e piattaforme AI

Ebook, compendi, banche dati, fotocopie in copisteria: Il dito è puntato su universitari e liberi professionisti, ma (da altri punti di vista) anche su scienzat* e autori disinvolti, prima che sulla platea adulta in generale. Il buco nel giro d’affari causato dalla pirateria sfonda quota 700 milioni, con un incremento nel 2025 (su base 2023) di 35 milioni: oltre il 5%. La pirateria nell’editoria libraria ai tempi dell’Intelligenza Artificiale è il titolo dell’indagine presentata lo scorso 11 febbraio a Roma e realizzata da Ipsos Doxa su committenza dell’Associazione Italiana Editori (AIE).

Giunta alla sua quarta edizione la ricerca che stima i mancati introiti in ambito editoriale mette per la prima volta nel conto l’impatto dei sistemi di intelligenza artificiale. La quota ipotizzata, 722 milioni, si avvicina a un terzo dell’intero mercato librario annuale. Anche lo scorso anno il segno meno ha caratterizzato infatti i conti di fine anno del mercato librario: 3 milioni di opere in meno nei canali trade, che si ferma a 99,5 milioni di copie complessive. Un dato negativo condiviso con quasi tutta l’area europa ad eccezione della penisola iberica. Il calo pesa per 32,6 milioni su 1,48 miliardi (1,6 considerando anche il digitale) con ebook, audiolibri e testi per l’infanzia in crescita mentre il resto della varia è tutto in flessione. Le perdite più pesanti sono relative, sotto il profilo squisitamente numerico, al comparto delle librerie online e della grande distribuzione organizzata, ma restano gravose anzitutto per le piccole indipendenti (-1,3 milioni di copie). Cresce ancora il numero dei testi editi e raggiunge quota 70.409, cui andrebbero comunque sommate anche le autopubblicazioni e la scolastica.

Mentre noi – artisti, scrittori, musicisti, designer – litighiamo su compensi, royalty e tariffe, stiamo ignorando una crisi ben più profonda: l’IA è diventata l’infrastruttura cognitiva della nostra epoca, ma resta nelle mani di soggetti privati che traggono profitto dalla creatività collettiva dell’umanità restituendo solo briciole. Queste proposte – presentate come forme di tutela o di compensazione– sembrano progressiste, ma in realtà mascherano un meccanismo di estrazione ancora più sofisticato. Non mettono in discussione chi controlla l’IA: si limitano a negoziare le condizioni del nostro sfruttamento.

Ilan Manouach, su NOT

Possiamo accogliere acriticamente l’ipotesi che i sistemi LLM siano puramente un nuovo attrezzo nelle mani di spregiudicati cittadini? All’ombra del dibattito pubblico sulla necessità di un uso consapevole e responsabile, le implicazioni determinate dal fulmineo ingresso di piattaforme proprietarie nella vita di ciascun* sono ben più ampie e irriducibili al recupero di briciole di mercato in forza di cause legali alle big corporation, e successivi accordi commerciali per il pagamento di licenze alle editrici.

L’infrastruttura dell’IA è addestrata sul sapere collettivo. Quando i sistemi di IA imparano a programmare attingendo ai repository di GitHub [gli archivi di progetto della piattaforma], estraggono valore dal lavoro dei programmatori; quando automatizzano la ricerca giuridica a partire dalle sentenze, entrano in competizione con gli avvocati. Ma l’estrazione va ben oltre le attività professionali: investe l’interezza della vita umana. L’IA apprende la navigazione dai percorsi di milioni di pendolari, ottimizza la logistica grazie agli itinerari dei lavoratori delle piattaforme, analizza i comportamenti dei consumatori a partire da ogni acquisto e ogni clic monitorato dal capitalismo digitale.

Ilan Manouach, su NOT

Su questo dilemma vi rimando anche al brano Abbiamo un problema con l’IA, mentre nel frangente delle proposte inadeguate abbiamo recentemente affrontato l’opzione fragile della Human authored. Sull’impatto peculiare dell’IA in ambito culturale Nina.wacth e Fondazione Bassetti stanno promuovendo un ciclo di appuntamenti dal titolo AI al bivio: bias, cultura, diritti nelle biblioteche di Milano.


Immagine di copertina di Javardh su Unsplash


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