MLOL: che cos’è, come funziona e non funziona

Disclaimer: questa NON è una recensione, piuttosto il punto di vista di un utente del servizio pubblico che si confronta con opportunità e limiti del servizio.

Che cos’è

MLOL, per esteso Media Library On Line, è un servizio di prestito digitale ideato nel 2005 dalla Horizons Unlimited, società fondata a Bologna una dozzina d’anni prima da “un gruppo di allievi di Umberto Eco”. Dopo qualche anno di start-up, MLOL debutta come aggregatore di risorse digitali (protette da diritto d’autore ma soprattutto libere da vincoli!) cui gli editori, le lettrici e i lettori accedono gratuitamente una volta che gli enti aderenti (sistemi bibliotecari ma anche amministrazioni locali, atenei, fondazioni..) abbiano sottoscritto un abbonamento utile a mettere a disposizione dei loro utenti i contenuti presenti in piattaforma. A titolo d’esempio, nella sola Provincia di Milano, vi aderiscono SBM, CSBNO, Biblio Milano Est, Fondazione per Leggere, SBNordEst, Università degli studi di Milano, Bicocca, Cattolica, Brera, IED e altri.

La piattaforma di digital lending si propone oggi sul mercato anche con formule dedicate alle scuole e, con l’abusata formula plus+ al privato, emulando in chiave multimediale il successo delle grandi piattaforme di streaming e affitto cumulativo online.

La prima regola di MLOL è: non accederai se non sei iscritto a una biblioteca.

Cit. inventata

Come funziona e non funziona

L’indirizzo medialibrary.it non vi sarà forse utile nell’utilizzo quotidiano ma costituisce il punto di accesso obbligato per esplorare le generose dimensioni del catalogo MLOL: 189237 ebook, 7368 testate, 128036 risorse audio, 454 film, 171840 audiolibri, impreziosito da oltre tre milioni di risorse aggregate da svariate fonti open. Il catalogo di immagini in particolare è uno degli aspetti più taciuti e preziosi dello strumento.

Più comunemente vi capiterà di accedere da una homepage “personalizzata” per la biblioteca o il sistema bibliotecario di riferimento. E qui cominciano le frizioni, ci torneremo più in là.
Una volta effettuato l’accesso sarà possibile accedere al servizio alle condizioni (numero di prestiti, durata del prestito, e specialmente per quale porzione del catalogo) determinate dall’abbonamento stretto tra la biblioteca e mlol, quale tramite con alcuni grandi editori.

L’accessibilità su desktop, smartphone e tablet è garantita. L’integrazione con lo strumento nativo per la fruizione di ebook, i reader a inchiostro elettronico, ad oggi garantita da DRM Adobe, pare invece destinata ad esser superata dal ricorso al protocollo Readium LCP che (ad oggi) non è supportato da Kobo e altri produttori hardware. Ad ogni modo al momento, nonostante le dichiarazioni vadano in direzione di un abbandono della prima, le due opzioni coesistono.

In sintesi MLOL riempie per certo un vuoto prodotto dal mancato aggiornamento delle public library alla smaterializzazione progressiva del patrimonio culturale e specialmente di quello non librario. Può apparire controintuitivo quanto consultiamo un opac cittadino affollato di ebook, ma sono specialmente cd, dvd e audiolibri ad essere sostituiti in maniera soddisfacente (per alcuni) piuttosto dei libri stessi. Eppure c’è ancora qualcosa che non gira in questo innovativo ingranaggio digitale.

Al terzo posto del podio dei problemi riscontrati lato utente, MLOL pare in una fase di beta-testing perpetuo: l’app viene sostituita e ammodernata, ma continua a funzionare per le sole risorse librarie: ogni volta che si accede via web all’ascolto di un audiolibro occorre ricordare se nella sessione precedenti eri giunto al capitolo 27 o 35 perché non rimane memoria dello stato di avanzamento, questo quando l’ascolto non si interrompe per la semplice chiusura/crash del browser e tocca inserire nuovamente le credenziali di login. Problemi tecnici: non enormi, né risolti.

Al secondo posto del podio c’è il carattere eminentemente pubblicitario con cui contenuti NON disponibili all’interno dell’abbonamento sottoscritto dal sistema di cui l’utente è membro, vengono comunque visualizzati nell’opac di riferimento. Questo è un problema. Perché la visibilizzazione continua di contenuti a tutti gli effetti non disponibili assume presto il tenore di una sottile campagna di marketing che invita l’utente a stimolare il sistema ad investire ulteriori risorse sulla piattaforma, quando non a sottoscrivere un abbonamento privato a pagamento. Questo utilizzo “disinvolto” del principale strumento di ricerca pubblica delle fonti stravolge, a mio parere, il senso stesso della ricerca nel catalogo di sistema.

Sul gradino più alto della contro-classifica c’è un argomento che probabilmente non riguarda affatto MLOL, quanto le scelte del pubblico che con questi partner stringe accordi commerciali. La biblioteca pubblica scarta, per scelta e per necessità. E tuttavia ogni suo acquisto è un investimento perché il libro viene acquisito al patrimonio comune, è di tutti e per tutti. Un libro può esser letto decine o centinaia di volte con un unico acquisto, e anche una volta sostituito o scartato, può rientrare nel circuito secondario delle biblioteche di condominio e scolastiche, nel bookcrossing ecc.

Una licenza per accedere alla singola risorsa online è, all’opposto, una pura forma di affitto. La risorsa digitale incasellata nel “tetto” di prestiti perde i vantaggi del suo carattere immateriale e viene collocata in un regime di scarsità del tutto artificiale. All’ombra di questo meccanismo non c’è imperizia, piuttosto la pesantezza del trattamento legale del diritto d’autore. E tuttavia questa scarsità finisce col supervalutare una risorsa che, una volta concluso il periodo di abbonamento, non sarà più nelle disponibilità del sistema o della biblioteca e che per questo motivo è da intendersi come una pura voce di spesa, piuttosto che come un investimento. Ulteriore conseguenza di questo meccanismo di spesa, è la rinuncia (non necessaria, ma spesso diretta conseguenza) a stringere accordi ulteriori col singolo editore non presente in piattaforma e per questo singolarmente considerati inutilmente onerosi. Così che quotidiani, periodici e piccoli editori indisponibili alle condizioni del soggetto “monopolista” si trovano automaticamente fuori-mercato anche a fronte dell’interesse a dialogare soggettivamente con questo o quel sistema bibliotecario. Anche in questo si riscontra l’esigenza e la speculare assenza di un “sistema dei sistemi” utile a non perdere l’accesso a quella porzione di produzione editoriale (in senso ampio, non squisitamente libraria) che viene già sacrificata nella tendenziale contrazione dei fondi per le risorse documentarie. Per dirla in prosa: l’editoria indipendente, che non trova poco o nessuno spazio su MLOL anche solo perché spesso non ha la forza di pubblicare anche in formato digitale, è maggiormente presa in considerazione negli acquisti cartacei di sistema e a livello rionale? Servono nuove linee guida per temperare questo sbilanciamento tendenziale?

MLOL si è posta le domande giuste, la public library dovrebbe e potrebbe indirizzare la produzione di risposte adeguate.