02.02.02 | L’altro lato della cornetta

Questo è il secondo guest-post che BibliotecAria ospita, questa volta da un anonimo dipendente del contact center 02.02.02 del Comune

Lo si trova scritto un po’ dappertutto: sulle fiancate dei tram, sui taxi, sui volantini, e, in certi periodi dell’anno, persino su enormi cartelloni pubblicitari sopra i palazzi della città. È il servizio infoline del Comune di Milano: lo chiami quando ti serve l’appuntamento per il rinnovo della carta d’identità, quando hai bisogno di informazioni in merito alla tassa dei rifiuti, o vuoi sapere qualcosa di più sul piano anticaldo. Le pratiche possibili sono molte e diversissime.

Quando telefoni allo 02.02.02 ti possono rispondere per lo stesso argomento persone assunte con due contratti distinti, ma che lavorano nello stesso edificio e per lo stesso servizio. Li puoi incontrare anche agli sportelli del Comune a fianco di chi è stato assunto in seguito al concorso pubblico.

Da parecchi anni il servizio infoline del comune di Milano è appaltato a tre aziende: Gpi SpA, Nethex SpA, Network Srl, le quali applicano due contratti diversi (la terza aveva addirittura provato a proporne un terzo “pirata”, ma è poi rientrata a più miti consigli dopo uno scontato ricorso). È così che a quella chiamata posso rispondere io che ho un contratto delle telecomunicazioni o un collega a fianco a me con il contratto multiservizi di 2° o 3° livello. Questo vale anche per pratiche di back-office quali TARI o pass invalidi: come già accennato infatti ci sono lavoratori GPI e Nethex in via Sile, via Larga e pure in Pellico. 

Dopo qualche rinnovo con agenzia interinale si viene assunti prima a tempo determinato e poi, se l’ennesima prova va a buon fine, si passa all’agognato indeterminato con il contratto telecomunicazioni 3° livello per Nethex, 2°o 3° multiservizi per Gpi. Ciascuno per l’ammontare di ore 20 settimanali, con la scontata ”richiesta” di supplementari quotidiani, per buona parte dell’anno. Già è misero il contratto come puoi rifiutare di fare ore in più?

La differenza di contratto nella stessa gestione di un servizio è piuttosto curiosa per quanto sembra sia lecita, al pari dei salari da fame che vengono elargiti da parte di aziende che operano per un ente pubblico e, nel caso del comune di Milano, questo stride non poco con la tanto decantata attenzione che le giunte a guida PD dicono di avere per il contrasto al lavoro povero. L’amministrazione non pare in alcun modo interessata (per quel che ho visto ad oggi) a vigilare sugli appalti né ad inserire condizioni diverse nei bandi con cui esternalizza i servizi.

Mentre scrivo mi giunge notizia della sentenza della corte costituzionale 188/2025 sul salario minimo negli appalti degli enti pubblici, a giugno arriva a scadenza l’appalto dello 02.02.02 e per alzare il livello degli stipendi sarebbe ottima cosa partire da questa base (senza accontentarsi di nove euro l’ora!) per produrre condizioni di maggiore giustizia ed equità per tutt* noi.

Un lavoratore dello 02.02.02


Foto di Mikita Yo su Unsplash


Pubblicato

in

da

Tag:

Altre cose

che faccio

Qualche iniziativa, libri e articoli, vecchi podcast, cose così.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *